Barolo 2013 e 2006: ecco i vini da stappare nel 2026

Quando si parla di quando bere il Barolo, la risposta non è mai banale. Ogni annata ha la sua finestra di equilibrio tra frutto, acidità, tannino e note evolutive. Nel 2026 due vini rossi in particolare diventano centrali per gli appassionati: Barolo 2013 e Barolo 2006. Il primo vino piemontese entra nel pieno della sua maturità, soprattutto nei cru più importanti, il secondo viaggia ormai in una fase evolutiva avanzata, dove le note terziarie sono protagoniste.
La domanda diventa quindi: quali sono i vini Barolo 2013 e 2006 da stappare nel 2026 senza arrivare troppo presto o troppo tardi?

Perché il 2026 è un anno ideale per stappare il Barolo?
Il 2026 è un punto di incontro interessante tra due annate molto diverse. Barolo 2013 è considerata da molti una vendemmia “classica”: andamento climatico relativamente fresco, maturazioni lente, tannini fitti ma ben definiti, acidità importante. È un’annata nata per invecchiare, che nei primi anni è stata spesso giudicata “chiusa” o severa, ma che dal 2024 tende a distendersi, aprendo il ventaglio aromatico.
Nel bicchiere, un buon Barolo 2013 nel 2026 mostra spesso un colore ancora vivo, con riflessi granato ma non troppo scarichi, un naso che alterna ciliegia, frutti rossi sottospirito, fiori secchi e spezie. Al palato ci si può aspettare un corpo pieno ma non eccessivo, tannini ancora presenti ma più levigati rispetto agli esordi, una linea acida tesa che allunga il sorso.
Barolo 2006, al contrario, è un’annata di grande struttura, spesso potente, con vini che in gioventù hanno mostrato tannini decisi e una certa austerità. Dopo quasi vent’anni, nel 2026, i migliori 2006 sono nel pieno della maturità.
Nel bicchiere un Barolo 2006 ben conservato appare più scarico nel colore, con un granato trasparente e bordi aranciati. Al naso le note di frutta fresca lasciano spazio a ciliegia sotto spirito, prugna, tabacco, cuoio, funghi secchi, tartufo, spezie dolci, erbe secche. È un profilo che parla di maturità, non di stanchezza. In bocca il tannino è fuso, la struttura è ampia, la persistenza lunga e complessa.

Quali Barolo 2013 e 2006 scegliere
Una volta chiarito che Barolo 2013 e Barolo 2006 sono annate da tenere d’occhio nel 2026, resta la scelta più difficile: quali bottiglie mettere davvero in tavola o in cantina?
Una prima scelta naturale, per chi vuole entrare nell’annata con un vino già armonico ma non estremo, è un Barolo 2013 “classico” come il Vinchio-Vaglio Serra Barolo 2013. È un 2013 che lavora più sulla finezza che sulla potenza, con frutti rossi maturi, spezie delicate, tannini ben presenti ma vellutati e una freschezza ancora viva: nel 2026 si beve con grande piacere, senza richiedere attenzioni da collezionista.
Per chi cerca un Barolo 2013 più muscolare, da mettere al centro di una cena importante, ha molto senso guardare alla parte più strutturata dell’annata. Il Barolo Carobric 2013 di Paolo Scavino nasce dall’assemblaggio di cru di riferimento e punta su frutto pieno, spezie e note di tabacco, con una bocca intensa, lunga, perfetta nel 2026 per piatti ricchi come brasati e selvaggina. Un gradino più in là, per chi ama i grandi cru di Monforte, il Barolo Ciabot Mentin 2013 di Domenico Clerico offre la versione più potente e profonda del millesimo: viene dalla vigna Ginestra, ha tannini vigorosi, finale lunghissimo e nel 2026 è in piena traiettoria.
Per l’annata 2013 non può mancare almeno un riferimento ai grandi nomi del Barolo classico. Un’etichetta come il Barolo 2013 di Bartolo Mascarello è il vino da mettere in cantina quando cerchi uve da vigneti storici come Cannubi, San Lorenzo, Rué e Rocche dell’Annunziata, fermentazioni spontanee, lunghi affinamenti in botte grande, uno stile che punta alla longevità più che all’impatto immediato.
Sul fronte 2006, la logica cambia. Chi cerca una declinazione più intensa e territoriale può orientarsi verso il Barolo Riserva Cerrati Vigna Cucco 2006 di Tenuta Cucco. Siamo a Serralunga, in un cru che lavora per definizione su struttura, profondità e capacità di invecchiamento. L’affinamento lungo tra barrique e botti grandi, i profumi di prugna, sottobosco, vaniglia e balsamico e i tannini vellutati lo rendono una scelta ideale con brasati e selvaggina.
Infine ci sono i 2006 “da collezionista”, pensati per chi vuole trasformare il 2026 in un vero rito. Il Barolo Riserva Pira 2006 di Roagna spinge sulla profondità: vecchie vigne, macerazioni lunghissime, affinamenti estesi in legno, struttura poderosa e grandissima persistenza. E per chi vuole l’icona assoluta, il Barolo Riserva Monfortino 2006 di Giacomo Conterno è il vertice dell’annata: Cascina Francia, sette anni in botte grande, un profilo maestoso, complesso, capace di emozionare.
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