Il tempo come ingrediente: leggere un vino in transizione

Febbraio è il mese dei vini “dormienti”
Non è un mese spettacolare. Non è un mese di vendemmie, né di uscite attese, né di celebrazioni mediatiche. È un mese sospeso. Le vigne riposano, le cantine respirano lentamente, le fermentazioni sono ormai ricordo e gli affinamenti procedono silenziosi. Febbraio è il tempo dell’osservazione. Ed è proprio qui che si gioca una delle competenze più sottili di chi ama il vino: saper leggere ciò che non è ancora compiuto.
Il vino in transizione
Un vino non è mai fermo. Anche quando sembra immobile, sta cambiando. Si assesta, si chiude, si distende, attraversa fasi di tensione o di apparente ritrazione. Ci sono momenti in cui un vino non concede tutto: aromi compressi, struttura rigida, finale trattenuto. È il suo tempo di interiorità. Pensiamo a François Raveneau, Chablis Monts Mains 1er Cru 2022: nei primi anni può mostrarsi severo, quasi contratto, con un profilo più minerale che espressivo. L’acidità è in primo piano, il frutto sembra trattenuto. Non è mancanza: è energia ancora da integrare. Sul versante dei rossi, un Vincent Paindavoine, Nuits-Saint-Georges Les Fleurières 2024 o un Armand Heitz, Pommard Les Rugiens 1er Cru 2022 giovane possono esibire tannini compatti, quasi austeri. La trama è fitta, la profondità si intuisce ma non si dispiega. Anche qui, il tempo non è un accessorio: è parte della ricetta. Febbraio ci ricorda che il vino non è solo espressione di un luogo o di un’annata, ma di un processo. E il processo richiede fiducia.

L’osservazione come pratica
Osservare un vino in febbraio significa rallentare. Degustare con attenzione le traiettorie più che le fotografie:
Non si tratta di “giustificare” un vino, ma di comprenderne il momento. Alcuni grandi bianchi attraversano fasi di chiusura prima di riaprirsi con profondità maggiore. Alcuni rossi mostrano tannini severi che, nel tempo, diventeranno architettura. Febbraio è il mese in cui l’assaggio diventa dialogo.
Il tempo come ingrediente
Parliamo spesso di terroir, di vitigno, di mano del produttore. Ma raramente consideriamo il tempo come un vero ingrediente. Il tempo non è solo attesa. È trasformazione chimica, integrazione, polimerizzazione dei tannini, sviluppo aromatico, armonizzazione delle componenti. È ciò che trasforma l’energia in equilibrio. Leggere un vino in transizione significa accettare che non tutto deve essere pronto oggi. Significa concedere spazio alla complessità.

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