Cantina Tasca d'Almerita: i vini siciliani tra Regaleali, Etna e Mozia

29.12.2025
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Tasca d’Almerita racconta la Sicilia attraverso cinque tenute: Regaleali, Tascante (Etna), Whitaker (Mozia), Capofaro (Salina) e Sallier de La Tour. Storica cantina dal 1830 che tiene alla sostenibilità con una mano enologica di grande precisione.

La cantina siciliana con 200 anni di storia

Tutto inizia nel 1830 a Regaleali, quando la famiglia Tasca mette radici nell’entroterra siciliano e avvia una storia che ancora oggi definisce il vino dell’isola. Nel tempo alla tenuta madre (550 ettari) si affiancano Tascante sull’Etna, Capofaro a Salina, Whitaker a Mozia e Sallier de La Tour a Monreale: un arcipelago di luoghi che consente di leggere la Sicilia da prospettive diverse ma coerenti. L’impegno sulla sostenibilità è strutturale: dal protocollo SOStain alla certificazione B Corp, segni concreti di un modello di viticoltura che misura gli impatti e li migliora, anno dopo anno.

Dalla vigna alla cantina: un vino siciliano nato da tempo, precisione e misura

Regaleali è luce e altitudine, colline ventilate e notti fresche che scolpiscono vini bianchi nitidi e vini rossi eleganti. Sull’Etna, i vigneti di Tascante si arrampicano fra colate antiche e contrade celebri come Sciaranuova e Rampante, dove il Nerello Mascalese e il Carricante parlano un linguaggio minerale e verticale. A Mozia, nella Tenuta Whitaker, il Grillo cresce ad alberello su un’isola salmastra; a Salina, Capofaro racconta la trama solare e aromatica della Malvasia delle isole Eolie. È un mosaico che permette finezza, personalità e longevità senza rinunciare alla bevibilità.

In cantina, vengono usati l'acciaio per la trasparenza, legni grandi o barrique quando serve ampiezza, soste sui lieviti calibrate per dare profondità senza perdere tensione. Nelle selezioni di Vigna San Francesco (Regaleali) il dialogo con il legno è parte dello stile; sui vini dell’Etna la mano resta più cesellata, per lasciare emergere la matrice vulcanica. Il filo conduttore è la precisione: vini puliti, con una scia sapida che invoglia il secondo sorso.

Dalla campagna all’isola, fino al vulcano: una degustazione siciliana

Si entra dal mare, su un fazzoletto di terra circondato dal sale: a Mozia il Grillo è luce e brezza, un vino bianco asciutto che profuma di erbe marine e agrumi maturi. È l’incipit ideale per capire l’approccio della cantina.

Si sale poi in quota, dove il vulcano scolpisce il sorso. Etna Bianco Contrada Sciaranuova è un eccezionale Carricante: pietra bagnata, erbe fini, una progressione tesa che allunga con naturalezza. È il lato più "alpino" della Sicilia.

Si torna a Regaleali per un “classico contemporaneo”: Chardonnay Vigna San Francesco. Ampio ma teso, l'affinamento in legno integra e non copre, la bocca resta scolpita e sapida: è lo specchio di una Sicilia dell'entroterra capace di eleganza internazionale.

La stessa vigna firma un rosso che ha fatto scuola: Cabernet Sauvignon Vigna San Francesco. Qui il calore dell’isola incontra un tatto vellutato e un passo lungo: un contrappunto mediterraneo che resta nitido e gastronomico.